GIANCARLO FOLLADOR
MALGHE E MALGHESI A VALDOBBIADENE E MIANE IN DUE CONTRATTI
DELLA PRIMA METÀ DEL NOVECENTO
Oggi, nel momento in cui le montagne di Valdobbiadene, che
per secoli hanno avuto una importanza fondamentale nell'economia della
vallata, si stanno trasformando o l'hanno trasformate ad uso di un turismo
selvaggio, non programmato, privo di servizi per le utenze, merita riflettere
su di una pagina di passato non tanto lontano.
L'intervallo temporale si colloca negli anni venti. La prima guerra mondiale
è appena terminata, tutto è da ricostruire, dalle case,
alla campagna, alla montagna. Un anno di abbandono ha pesato su tutti
e soprattutto sull'ambiente. la ripresa è lenta, irta di ostacoli,
di conflitti, di traumi famigliari, di difficoltà a mettere in
moto la macchina burocratica dei comuni spesso privi di documentazione
di archivio.
L'Invasione, quella invasione, ha spazzato via tutto il conservato: ha
retto solo la memoria.
Lentamente la memoria è stata ricostruita ed è
stata ricostruita anche quella della montagna, di quel patrimonio inviolabile,
in parte depauperato, ma pronto per essere vitalizzato, umanizzato, per
far rinascere una economia silvo-pastorale segnata da un progressivo declino.
È sufficiente analizzare due contratti per l'affittanza delle malghe,
per capire come Valdobbiadene e Miane fossero veramente interessate alla
conservazione e sviluppo di un bene ancora in possesso di due Comuni.
Valdobbiadene ha suddiviso il monte di Sovignana in dodici lotti, fissando
ad ognuno un preciso numero di capi "pel solo ed esclusivo pascolo
GIANCARLO FOLLADOR. Laureato in lettere, giornalista pubblicista,
insegnante, autore di numerose pubblicazioni su temi storici interessanti
prevalentemente il trevigiano, curatore e coordinatore di importanti testi
di storia locale.
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delle erbe con numero di animali bovini, ovini e suini" e questo
al miglior
offerente sul prezzo base d'asta come segue e con la procedura a "candela
vergine":
|
|
lire
|
1
|
Malga Faè |
1010
|
2
|
Malga Barberia, Busa de Code |
2070
|
3
|
Malga Barberia, Scarpezza |
2020
|
4
|
Malga Ortigher, Posazza |
2020
|
5
|
Malga Casoni Nuovi |
2020
|
6
|
Malga Cesen |
3450
|
7
|
Malga Col Toront |
2390
|
8
|
Malga Lavel |
2070
|
9
|
Malga Vai de Maria |
2160
|
10
|
Fossazza |
4050
|
11
|
Forcella |
2670
|
12
|
Scaletta |
2120
|
Possono essere monticati per ciascun lotto i seguenti animali:
|
Malga |
Bovini
|
Ovini
|
Suini
|
1
|
Faè |
17
|
-
|
2
|
2
|
Barberia, Busa Codel |
26
|
-
|
3
|
3
|
Barberia, Scarpezza |
25
|
-
|
3
|
4
|
Ortigher, Posazza |
25
|
-
|
3
|
5
|
Casoni Nuovi |
25
|
-
|
3
|
6
|
Cesen |
43
|
-
|
5
|
7
|
ColToront |
30
|
-
|
4
|
8
|
Lavel |
18
|
80
|
3
|
9
|
Val de Maria |
20
|
80
|
3
|
10
|
Fossazza |
58
|
-
|
6
|
11
|
Forcella |
34
|
50
|
5
|
12
|
Scaletta |
35
|
-
|
4
|
Mentre per Miane, il monte Lama Ceresedo è suddiviso
in quattro sezioni
o maighe con la seguente capienza di animali:
|
Malga |
Bovini |
Suini |
1 |
Federa |
64 |
6 |
2 |
Mont |
80 |
6 |
3 |
Pian |
86 |
6 |
4 |
Budoi |
54 |
5(1) |
1) Per i due documenti in questione cfr.
Archivio G. Follador, Capitolato d'appalto per l'affittanza delle malghe
di proprietà del Comune di Valdobbiadene; Capitolato d'appalto
per
30
I contratti in questione datano la prima metà del Novecento: quello
di Valdobbiadene l'undici agosto 1926, quello di Miane il primo gennaio
1924.
Entrambi rispecchiano le clausole imposte dal regolamento sulla contabilità
generale dello Stato del 4 maggio 1885, numero 3074.
Anche se interessante sarebbe riportare le procedure dell'asta e le connesse
implicazioni, in questa sede diventa opportuno dare uno sguardo più
approfondito ai quei capitoli che pongono l'accento sulle consuetudini
rimaste invariate fin dall'Ottocento.
Dai pascoli sono esclusi i cavalli, i muli e gli asini: quest'ultimi sono
consentiti solo per i trasporti "necessari alla malga senza permettersi
però di tenerli sul luogo oltre il tempo indispensabile",
sotto la pena di lire 50 per ogni animale trovato fuori posto.
Le pecore potranno pascolare solo in numero consentito dal capitolato,
ma sarà concesso un soprannumero solo dietro pagamento di "una
quota corrispondente": l'ammenda per i trasgressori è fissata
in lire 10(2).
È reso tassativo il pascolo entro i confini del lotto della malga,
ed in questo caso, ogni animale trovato fuori dei "termini"
sarà penalizzato in lire 100.
Il principio e la durata della monticazione sono fissati dal primo giugno
al nove settembre: "se in qualche anno la vegetazione si sviluppasse
precocemente, i deliberatari potranno produrre all'Autorità Comunale
una loro istanza per anticipare l'inizio della monticazione. L'Autorità
Comunale, sentito il parere dell'Ispezione Forestale, potrà aderire
alla richiesta dietro pagamento anticipato di una tassa ragguagliata al
numero di animali monticati e proporzionalmente al canone convenuto ed
al numero di giorni anticipati". I trasgressori saranno puniti da
lire 50 a 100 per ogni animale trovato a pascolare prima del consentito.
In ogni momento la stazione appaltante si "riservai! diritto di far
praticare in qualunque tempo all'Ispettore Forestale della zona, insieme
ad altro
l'affittanza delle malghe Mont, Federa, Pian, Budoi costituenti
il monte Lama Ceresedo di proprietà del comune di Miane per il
quadriennio 1 gennaio 1924 al 31 dicembre 1927. 1 confini delle malghe
di Miane sono i seguenti: "Malga Federa confina ad est con la malga
Pian, a sud, malga Budoi, ad ovestMalga Forconetta di propri età
dell'ospedale Guicciardini di Valdobbiadene, a nord malga Forcona dell'ospedale
Guicciardini. Ha una superfice di circa ha 74.
Malga Mont confina ad est con la montagna di Salvedella, a sud prese segative,
ad ovest malga Federa e malga Budoi, a nord malga Castelletto. Ha una
superficie di circa ha 116. Malga Budoi confina ad est con la malga Pian,
a sud prese segative, ad ovest nobile Maniscalchi, a nord malga Federa.
Ha una superfice di circa Ha 63".
Il contratto di Valdobbiadene consta di 48 capitoli, quello di Miane di
49. In questa occasione Valdobbiadene concede in affittanza 576 ettari
e Miane 363.
2) Per Valdobbiadene, l'articolo 9 così recita: "Resta mantenuta
la consuetudine secondo la quale due vitelli o vitelle superiori di età
ad un anno, ma inferiori a due anni, equivalgono ad un bovino maturo.
Due agnelli o agnelle equivalgono ad una pecora".
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incaricato speciale di sua fiducia, scelto fra il titolare della Cattedra
ambulante di Agricoltura locale, il veterinario consorziale od un suo
collega delegato, L' ingegnere del Comune ecc. delle verifiche improvvise,
sia durante la monticazione ordinaria, sia per quanto concerne il prolungamento
e l'anticipazione dell'alpeggio". C'è di più. Il Comune
istituisce le "guardie campestri" per far rispettare il capitolato,
verso le quali, poi, il mandriano o il conduttore hai! dovere di prestare
ogni aiuto nei casi in cui siano necessari interventi di difesa della
malga e del territorio.
Si deve, inoltre, "invigilare attentamente sulla integrità
dei confini", come nella prevenzione degli abusi. In particolare
si insiste intorno alla questione degli usurpi, sia da parte degli affittuali
dei lotti comunali, che dei vicini. Non è il primo caso che le
mandrie scorrazzino fuori in territori diversi o per non curanza dei mandriani
o per la stessa volontà di quest'ultimi.
Se il terreno è esclusivamente adibito a pascolo, in ogni momento,
sterpi, pruni o altra vegetazione infestante dovranno essere estirpati,
così dovrà esser fatto lo spietramento.
In vicinanza delle casere non è concessa la crescita di piante
appartenenti alla "flora ammoniacale". La pena per i mancati
interventi è fissata in lire
500.
Non è concessa nessuna variazione dei fondi appaltati, ma il tutto
rimane ad esclusiva spettanza dell'ente amministrativo, in rispetto, poi,
delle disposizioni legislative sui pascoli montani.
I fabbricati: malga, casere, non sono inclusi nel prezzo del contratto,
ma una clausola particolare impone un pagamento di un 2 per cento da calcolarsi
sul valore degli alloggi.
Però, nel caso in cui si rendessero necessarie ricostruzioni causate
da "valanghe, fulmini", sarà compito dei Comuni "riparare
i danni e rendere efficiente gli stabili", mentre l'ordinaria manutenzione
non potrà essere che a carico del malghese, il quale dovrà
rispondere al controllo annuale o periodico del locatore.
Spetta sempre all'affittuario tenere in buono stato "le pose o fosse
e pozze di abbeveraggio degli animali, nonchè le strade di accesso".
Periodicamente, le pose dovranno essere cementate con creta e murate e
si provvederà anche ad "espurgarle" tutte le volte che
sarà "ritenuto necessario dall'incaricato sanitario.
Una ammenda è pure fissata per coloro che non provvederanno alla
raccolta di acqua per usi familiari, tramite una grondaia "da applicarsi
sotto lo stillicio dei tetti", onde poi farla defluire in una cisterna
appositamente costruita.
Se l'acqua è un bene da tenere in massima considerazione, non di
meno è il combustibile "necessario per la fabbricazione del
formaggio".
Ad ogni lotto è concesso dall'autorità forestale una quantità
di legna sufficiente ai bisogni contingenti. Ogni consumo ulteriore, e
soprattutto ogni
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taglio di bosco non consentito viene considerato furto. La pena è
severa:
l'espulsione dal pascolo.
Disposizioni sono date in merito alle concimazioni. Non
è più tollerabile il solo sfruttamento della montagna.
Tutto il letame prodotto nella malga, entro il 30 dicembre di ogni anno
di appalto, secondo le "norme di buona agricoltura", dovrà
essere sparso all'interno del lotto ed è vietata, in modo assoluto,
ogni altra destinazione.
I malghesi hanno poi l'ordine di procedere alla letamazione, alternando
i luoghi,onde evidare che la parte più lontana dagli stabili non
subisca nessun intervento e che sia permesso lo sviluppo incontrollato
della flora ammoniacale.
La quantità è fissata in misura non inferiore a 500 metri
quadrati "per ogni bovino grosso caricato sulla malga". In caso
d'inadempienza è prevista una sanzione da 500 a 1500 lire, restando
sempre l'obbligo all'affittuario di pagare al locatore i lavori fatti
eseguire a completamento dell'opera.
E assolutamente vietato dissodare il terreno, "svellere zolle erbose,
sfalciare l'erba". Viene consentito solo l'uso di un piccolo appezzamento
prossimo alla pendana, con "l'eccezione che, terminata la monticazine,
tutto ritorni allo stato primiero".
Gli animali ammessi al pascolo "dovranno, durante la notte, essere
raccolti e legati nelle prescritte pendane, pena una multa di lire 1 per
ogni capo di bestiame trovato sciolto e vagante", pena da triplicarsi
nel caso in cui gli animali siano colti di notte o di giorno "entro
i boschi o le zone riservate".
Il bestiame, per la salita in montagna, dovrà essere sottoposto
al controllo del veterinario ed il proprietario è tenuto a fornire
al Comune l'elenco completo dei capi.
Se dovesse capitare un decesso improvviso, l'animale non dovrà
essere "nè seppellito, nè venduto o seccate le sue
carni", senza la preventiva visita di controllo del medico veterinario
locale.
Infine, prima del nove settembre, "nessun capo di bestiame potrà
essere smonticato arbitrariamente senza che gli sia preventivamente rilasciato
il certificato di sanità". La pena per tale abuso è
fissata in lire 1000.
Se poi, alla chiusura della malga, rimanesse del fieno ottenuto da quel
campo di terra di "grasura", dato in via eccezionale per far
fronte ai bisogni eccezionali, nessun affittuario potrà prelevarlo,
ma dovrà rimanere nei ricoveri appositamente costruiti(3).
3) Per Miane, l'articolo 48 così recita: "... è concesso
ad ogni conduttore di poter destinare alla malga affittata, un piccolo
ritaglio di terreno non superiore ai 5000 metri quadrati per sfalciare
sullo stesso l'erba per ilfieno necessario ai bisogni della malga. Nelle
malghe dovrà tenersi conservata una quantità di fieno per
gli animali che si ammalassero nella misura seguente: Federa quintali
3, Mont quintali 5, Pian quintali 5, Budoi quintali 3".
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Ma per i malghesi di Miane gli obblighi non sono ancora finiti.
Secondo antiche consuetudini, alla fine della monticazione, dovranno consegnare
per il lotto del Pian "ai fratelli conti Brandolin fu Annibale numero
27,2 libre grosse trevigiane, pari a chilogrammi 14,037 di formaggio tipo
pecorino, di buona qualità, bene stagionato; ai parroci di Miane
e di Combai libre 1,07, pari a chilogrammi 0,86 1 di detto formaggio";
Per quello del Mont chilogrammi 2,700 all'arciprete di Miane e del Pian,
sempre ai Brandolini chilogrammi 14,037 ed al parroco di Combai chilogrammi
0,861".
Ma una decina di anni dopo, e precisamente al maggio del
1933, da una relazione dell'ingenier Pivetta-Stefani, la situazione delle
malghe valdobbiadenesi è profondamente cambiata.
Il nuovo regime fascista, i nuovi ordinamenti forestali della Milizia
rispettiva, hanno più tolto alla montagna che lavorato a favore
della montagna. L'inchiesta è assai eloquente.
La Malga Scaletta di ettari 109, 30, ricca di boschi, esclusi 7 ettari
di pascoli e prato è bosco ceduo. E sita sul versante nord del
monte Cesen.
Essa "confina a ovest con Comune di Segusino, risale per il crinale
del colle detto della Scaletta e, attraversando la Val Fredda con il sentiero
detto del Traverso per il Col della Contessa, arriva alla Valle Paola
che risale fino al confine con la Malga Cesen, consteggia questa a mezza
costa con due tratti rettilinei in località Forcelet, per chiudersi
poi con la continuazione del confine di Segusino a nord della casera Forcella".
Dall'ultima decisione della Milizia Fascista essa è sata radiata
e suddivisa in quattro prese segative vicino alle case ed il resto lasciate
a bosco. L'abbandono precipitoso dei fabbricati e la mancata manutenzione
hanno lasciato il segno. Il Pivetta afferma: "sono destinati a scomparire
per la mancanza di sorveglianza, per la lontananza dai centri abitati,
per la logica mancanza, di manutenzione ordinaria e straordinaria".
Unica soluzione vendere il tutto alla Milizia altrimenti "tutto in
breve volger d'anni sarà distrutto".
La Malga Cesen "è una delle più belle
e potenti del comune di Valdobbiadene pur essendo ora rimpicciolita e
sprovvista di bosco. Essa èprovvista di sufficienti edifici per
il ricovero di animali e scorte, purtroppo però tali edifici hanno
bisogno di continue riparazioni straordinarie, vuoi per danni notevoli
provocati dalle bufere di neve e di grandine e dai venti fortissimi nella
stagione invernale, vuoi per il vandalismo che spesso si verifica nelle
nostre montagne ad opera di ignoti".
Se si vuol salvare il tutto è necessario procedere al restauro
della facciata della malga, risistemare il porcile, ricostruire il casello
del formaggio, fornire di tegole i tetti.
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La malga può alpeggiare ancora cinquanta capi di bestiame, fra
grossi e piccoli. La sua superficie è di 50 ettari ed i suoi confini
sono i seguenti: "a nord col bosco Scaletta, a est con il fondo di
Val Paola, a sud con le malghe Casoni Novi e Fossazza, a ovest, dalla
cima del monte Cesen discende il versante nord e si ricongiunge con il
bosco Scaletta, in prossimità del Val Fredda".
La Malga Casoni Novi è detta anche Fontanella ed è posta
a sud della malga Cesen e compresa fra la valle Torront, la strada vicinale
di Col di Piano, la Val Paola e le Malghe Cesen e Fossazza. I fabbricati
hanno urgente bisogno di riparazioni, specie il casello "da fuoco".
I tetti sono in disordine. I suoi 30 ettari permettono un carico di trenta
bovini.
La Malga Fossazza è forse la migliore fra tutte. Essa "è
delineata a nord e a ovest dalle precedenti Cesen e Casoni Novi, a sud
dalla Valle Toront e dal sentiero della Forcella, a ovest in prossimità
al Forcellet dalla malga Forcella. Ha un tratto a sud ovest, costituito
da un ghiaione, il resto è buon fondo".
Negli ultimi tempi il suo bosco è stato diminuito di superficie
a favore del pascolo. I suoi 80 ettari possono ospitare 60 capi di bestiame.
I fabbricati abbisognano di riparazioni. È dotata di "discreta
quantità d'acqua a mezzo di due pose". Però la pendana
è insufficiente a contenere il bestiame da monticare.
La malga Forcella è vicina a quella di Fossazza e confina con il
territorio di Segusino ed il bosco della Scaletta e si incunea verso il
Cesen verso la contrada Golo. È ripidissima ed il terreno è
sassoso soprattutto verso sud. Nel versante nord, diventa cespugliata
ed il suo accesso è difficoltoso. È mal tenuta, nessuno
la vuole in affittanza e per salvarla è unita alla malga Fossazza.
Gli stabili sono in cattivo stato.
Quella di Val di Maria, di circa 42 ettari, è stata soppressa dalla
Milizia Fascista. È in corso l'opera di rimboschimento.
La situazione è drammatica: "Tutto il comprensorio dell'ex
malga ècompletamente compreso entro i ciglioni della Valle di Maria,
fino alla linea tracciata idelmente dalla cima del monte Orsere con il
nord. I fabbricati qui sono in tristi condizioni e sono destinati a sparire
rapidamente specie per i continui furti dei materiali che li compongono,
talchè sarebbe utile la demolizione dei fabbricati che potrebberro
servire alla malga Fossazza".
La malga Lavel è sul versante sud-ovest delle Orsere, continua
a sud con il sentiero delle Prese, ad ovest con i possedimenti Piava e
Mattiazzo, a nord con il bosco de Va! de Maria ed a est con le cime delle
Orsere e Lavel e Barbaria.
La malga è ancora considerata dicreta, nonostante sia soggetta
ai venti ed il terreno non sia fertile. Possiede due pose, ma i fabbricati
sono allo sfascio. Può monticare su 40 ettari solo 25 capi di bestiame.
La malga Barberia ha una estensione di 75 ettari fra le Orsere, il dorsale
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delle prese, la Valle di Maria, le Pozzette e la malga Ortigher e quella
di Faè. Comprende anche la malga di Scarpezza.
Ha una parte di terreno sassoso e ripidissimo. E una malga mal utilizzata
proprio per la natura del terreno sassoso e ripido e poco fertile. Ha
un carico di 60 capi. I fabbricati lamentano riparazioni urgenti. Si è
giunti da parte della civica amministrazione alla affittanza annuale.
Dunque, in questa situazione, nessuno interviene per la riparazione degli
stabili e tanto meno si preoccupa per la concimazione dei fondi, "grasure".
La più piccola malga è quella denominata Ortigher: 25 ettari.
Si trova, secondo la relazione del Pivetta, "in buona posizione,
fertile, compresa fra il sentiero delle Pozzette a sud, Cal Piana a est,
malga Casoni Novi a nord e Col Torront a ovest";
Anche questa ha un insufficiente stabile per accogliere in pendana 30
capi. Abbisogna di continue opere di manutenzione.
La malga Col Toront è di circa 30 ettari compresi fra la Va! di
Maria, la Vai di Torront e la Malga Ortigher. A dir il vero, pur essendo
piccola è tenuta in buono stato di manutenzione.
L 'affittanza è di nove anni al malghese.
Un trauma ha subito la maiga Faè, quella che va dalla strada vicinale
Marcantonia, Vai Carbonera, Cal Piana, sentiero Pozzette e Barberia.
La Milizia Fascista l'ha ridotta di superficie in modo tale da non essere
più utilizzabile. Una parte del terreno è stato utilizzato
a prese segative, togliendo così lo spazio al pascolo.
Il Pivetta afferma: "In tali condizioni i terreni finiranno coll'impoverirsi
e ridursi in condizioni sempre peggiori". Non si parla dei fabbricati.
La situazione dunque al 1932 è quella descritta.
Allora c'era stato un tentativo, con questa analisi, di ricuperare il
salvabile e ridare vitalità, spirito, corposità alla montagna,
proponendo interventi, nonostante le decisioni della Milizia Forestale
Fascista. La lunga e dettagliata relazione è rimasta sulla carta.
La montagna è rimasta nella sua stabilità, le carte ed i
progetti sono passati di mano in mano e quegli uomini che da sempre hanno
visto nella montagna un segno di sopravvivenza, hanno gettato lo sguardo
altrove. Da bovari, malghesi e servi, sono diventati minatori, scalpellini,
muratori, cioè emigranti altrove.
Poi il secondo conflitto mondiale(4).
4) Per il documento in questione cfr. A.G.F.,
Relazione sui beni immobiliari patrimoniali del Comune di Valdobbiadene
di P. Vendramini-N. Pivetta-Stefani.
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